venerdì 27 gennaio 2012

GLI INTOCCABILI DI G .NUZZI 25 GENNAIO 2012

GLI INTOCCABILI DI G .NUZZI 25 GENNAIO 2012 

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Nuzzi: punito dalla Chiesa perché svelo il malaffare di GianLuigi Nuzzi Dopo la puntata degli Intoccabili di giovedì sera, il Vaticano minaccia vie legali contro il cronista di Libero e conduttore della trasmissione di inchiesta 

Fuori e dentro la Chiesa c’è chi è contro e chi è a favore di Papa Benedetto XVI. Noi abbiamo una posizione diversa. Pensiamo che l’opera di cambiamento del pontefice sia innegabile, ma incontri resistenze e sia osteggiata proprio in Vaticano». Inizia così il copione della puntata degli «Intoccabili» di mercoledì sera su La7. Una posizione di assoluta fedeltà al principio di trovare notizie, verificarle e renderle pubbliche per una puntata con notizie senza precedenti. Per la prima volta un vescovo, per decenni al lavoro nei Sacri Palazzi, scrive al papa denunciando casi di «corruzione» Oltretevere. Ancora, sostiene di esser stato «boicottato» - parole sue - nell’opera di pulizia che aveva avviato sui conti, gli appalti e le forniture dello Stato Città del Vaticano. Nero su bianco in lettere riservate, report, documenti consegnati al pontefice e al segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. Decine di fogli per un carteggio comprensivo di ricostruzioni certosine, giorno dopo giorno, nome dopo nome, di quanto avvenuto. È un fatto insolito per quanto veniamo abitualmente a conoscere di quanto accade oltre il colonnato di San Pietro, soprattutto quando riguarda il denaro. È altrettanto insolito che di quanto accaduto si abbia oggi l’opportunità di conoscere tramite documenti ufficiali seppur riservati. Così, in televisione, abbiamo raccontato un’inchiesta (anticipata su queste colonne), sentendo testimoni come monsignor Corbellini o chi era preposto su tutti ai controlli come il cardinale Velasio De Paolis. Ed è un’inchiesta che lascia smarriti. Chi rivolgeva queste segnalazioni al cardinale Bertone, entrando con lui in manifesta rotta di collisione, è stato in pochi mesi mandato a Washington. Ecco perchè Reuters e Associated Press, le prime agenzie di stampa nel mondo rilanciano la vicenda con titoli netti: «Lo scandalo della corruzione scuote il Vaticano, dopo la rivelazione di lettere interne» ha scritto la Reuters. Poi l’Associated Press ha anche aggiunto: «Un funzionario avverte il Papa della corruzione». Dopo la puntata arriva una lunga nota della Santa Sede di precisazioni e distinguo, di difesa del comitato di banchieri criticato da monsignor Carlo Maria Viganò per le scelte finanziarie operate. E noi qui in redazione agli Intoccabili la riprendiamo subito sul nostro blog. Inviteremo padre Federico Lombardi in trasmissione se e quando vorrà tornare su questo argomento. Perché la nostra cronaca, aldilà di tentativi maldestri di strumentalizzare il nostro mestiere e di porci da taluni in forzate e irreali conflittualità, è aperta a ogni prospettiva. In studio per una lunga intervista avevamo infatti il direttore dell’Osservatore Romano, il professor Giovanni Maria Vian.«Il Vaticano ha diffuso una nota» analizza la Reuters, che critica i metodi usati nell’inchiesta giornalistica. Ma ha confermato che lettere erano autentiche esprimendo «amarezza per la pubblicazione di documenti riservati». I documenti riservati in mano a un giornalista hanno due uniche destinazioni: o i giornali, le televisioni per le quali si lavora o il cassetto da chiudere a chiave. Ma in quest’ultimo caso si farebbe un altro mestiere. Non il nostro. Di Gianluigi Nuzzi (gianluigi.nuzzi@libero-news.eu)

NOTA DEL DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE, P. FEDERICO LOMBARDI, S.I., A PROPOSITO DI UNA TRASMISSIONE TELEVISIVA , 26.01.2012

La trasmissione televisiva "Gli intoccabili" andata in onda ieri sera, accompagnata dall’abituale contorno di articoli e commenti può essere oggetto di molteplici considerazioni, a cominciare dalla discutibilità del metodo e degli espedienti giornalistici con cui è stata realizzata, per continuare con l’amarezza per la diffusione di documenti riservati. Ma non è di questo che ora vogliamo principalmente parlare, essendo oggi tutto ciò fin troppo abituale, sia come metodo generale, sia come stile di informazione faziosa nei confronti del Vaticano e della Chiesa cattolica. Proponiamo piuttosto due semplici considerazioni che non hanno trovato spazio nel dibattito.
La prima. L’azione svolta da mons. Viganò come Segretario Generale del Governatorato ha certamente avuto aspetti molto positivi, contribuendo ad una gestione caratterizzata dalla ricerca del rigore amministrativo, del risparmio e del raddrizzamento di una situazione economica complessiva difficile. Questi risultati, ottenuti durante la Presidenza del card. Lajolo, sono chiari e non sono negati da nessuno. Una valutazione più adeguata richiederebbe tuttavia di tener conto dell’andamento dei mercati e dei criteri degli investimenti nel corso degli ultimi anni, ricordare anche altre circostanze importanti, come i risultati notevolissimi dell’attività dei Musei Vaticani, con flusso accresciuto di pubblico e orari di apertura più ampi, ricordare le finalità non puramente economiche ma di supporto della missione della Chiesa universale da parte dello Stato della Città del Vaticano che sono motivo di spese anche notevoli, e così via. Alcune accuse poi – anche molto gravi – fatte nel corso della trasmissione, in particolare quelle nei confronti dei membri del Comitato Finanza e Gestione del Governatorato e della Segreteria di Stato di Sua Santità, impegnano la Segreteria di Stato stessa e il Governatorato a perseguire tutte le vie opportune, se necessario legali, per garantire l’onorabilità di persone moralmente integre e di riconosciuta professionalità, che servono lealmente la Chiesa, il Papa e il bene comune. In ogni caso, i criteri positivi e chiari di corretta e sana amministrazione e di trasparenza a cui si è ispirato mons. Viganò continuano certamente ad essere quelli che guidano anche gli attuali responsabili del Governatorato, nella loro provata competenza e rettitudine. E ciò è coerente con la linea di sempre maggiore trasparenza e affidabilità e di attento controllo sulle attività economiche su cui la Santa Sede è chiaramente impegnata, nonostante le difficoltà, come dimostrano anche le adesioni alle Convenzioni internazionali di cui si dà notizia – per casuale coincidenza – proprio quest’oggi. Insomma, l’avvicendamento alla guida del Governatorato non intende certamente essere un passo indietro rispetto alla trasparenza e al rigore, ma un ulteriore passo avanti.
La seconda. Discussioni e tensioni, comprensibili differenze di opinioni e posizioni, vengono sottoposte alla valutazione di un giudizio superiore proprio perché questo è in grado di vedere le questioni in una prospettiva più ampia e con criteri più comprensivi. Un procedimento di discernimento difficile sui diversi aspetti dell’esercizio del governo di un’istituzione complessa e articolata come il Governatorato – che non si limitano a quelli del giusto rigore amministrativo - è stato invece presentato in modo parziale e banale, esaltando evidentemente gli aspetti negativi, con il facile risultato di presentare le strutture del governo della Chiesa non tanto come toccate anch’esse dalle fragilità umane – ciò che sarebbe facilmente comprensibile - quanto come caratterizzate in profondità da liti, divisioni e lotte di interessi. In questo diciamo senza timore che si è andati e si va spesso ben aldilà della realtà; che la situazione generale del Governatorato non è così negativa come si è voluto far credere; che tanta disinformazione non può certamente occultare il quotidiano e sereno lavoro in vista di una sempre maggiore trasparenza di tutte le istituzioni vaticane, e infine che non bisogna dimenticare che il Governo della Chiesa ha al suo vertice un Pontefice di giudizio profondo e prudente, la cui dirittura al disopra di ogni sospetto garantisce la serenità e la fiducia che giustamente si attendono coloro che operano al servizio della Chiesa e i fedeli tutti. In questa prospettiva va riaffermato decisamente che l’affidamento del compito di nunzio negli Stati Uniti a mons. Viganò, uno dei compiti più importanti di tutta la diplomazia vaticana, data l’importanza del Paese e della Chiesa cattolica negli Stati Uniti, è prova di indubitabile stima e fiducia da parte del Papa.

NOSTRO COMMENTO: abbiamo inserito per,  par condicio, anche la nota di Padre Federico Lombardi relativa alla trasmissione degli “Intoccabili”  condotta da Gianluigi Nuzzi  in data  25_01_2012 su LA7. L’occasione è utile per far qualche punto di riflessione.  Ci chiediamo -  come molti di Noi si chiedono leggendo l’articolo ed ascoltando il video integrale di Nuzzi -  perché mai il Vaticano minaccia di adire le vie legali nei confronti del giornalista?  Risulta, infatti,  “per tabulas” che Mons. Viganò sostiene di esser stato «boicottato» - parole sue - nell’opera di pulizia che aveva avviato sui conti, gli appalti e le forniture dello Stato Città del Vaticano. Allora perché non far proseguire a tempo indeterminato Viganò fino a quando non portera’ a termine l’incarico affidatogli? Perché mai spedire  Mons. Viganò a far il Nunzio apostolico negli Stati Uniti. ? E’ il caso di dire: “Promoveatur ut amoveatur” Noi ci chiediamo con molto stupore nei riguardi della Chiesa:  “errare humanum est perseverare autem diabolicum” Ha dimenticato forse il Vaticano  il gran rumore che ha destato la pedofilia nell’ambito della Chiesa  e nell’opinione pubblica mondiale,  cattolici compresi,  tanto che ha dovuto intervenire direttamente il Santo Padre con mano pesante per cercare di coprire gli scandali  ancor oggi  latenti?  Sarebbe stato certamente più proficuo  stanare il clero marcio ed affidarlo ai competenti tribunali ecclesiastici e civili per il seguito di competenza, indennizzando opportunamente le vittime del clero deviato.  Nascondere e proteggere per lunghissimo tempo i preti pedofili  non è stato di alcun giovamento alla Chiesa.  Ha generato solo un mare di sospetti che a, tutt’oggi, non si placano.  In buona sostanza si vuol dire questo: se ci sono mele marce nell’ambito dell’alto  clero  bisogna  fare immediatamente pulizia per evitare il ripetersi degli scandali. Avvedersi dei propri errori è indice di intelligenza. Perseverare nell’errore è indice di idiozia.
 

sabato 10 dicembre 2011

Perchè la Chiesa non paga l'ICI ?



Riceviamo e pubblichiamo 05-12-2011

MANOVRA, ALFANO (IDV): “PERCHE’ LA CHIESA NON PAGA L’ICI?”

PALERMO, 5 DIC. - “Mario Monti aveva promesso rigore ma anche equità. Aveva promesso che avrebbe fatto la guerra ai privilegi. Ieri, invece, il suo governo ha varato una manovra palesemente iniqua, che fa la guerra solo ai contribuenti italiani. Ci spieghino, Monti e gli altri membri dell’esecutivo, per quale recondito motivo la Chiesa, che possiede oltre il 20% del patrimonio immobiliare italiano, gode ancora dell’esenzione Ici, mentre si è pensato bene di colpire, per l’ennesima volta, la categoria dei pensionati. I cittadini italiani non ne possono più di governi inchinati alla casta ecclesiastica. Ritengo che la stessa Chiesa dovrebbe mostrare maggior senso di responsabilità proponendo l'abolizione dell'esenzione di cui gode”.
Così in una nota l’euro parlamentare e responsabile nazionale del Dipartimento Antimafia di IdV, Sonia Alfano, commenta la manovra del governo Monti.
“Se devono essere sacrifici per tutti - prosegue Alfano - che lo siano. A pagare questa crisi, inoltre, sono i soliti noti - sottolinea - e non i veri colpevoli di questo sfacelo: coloro che nulla hanno fatto contro l’evasione fiscale, la corruzione e la criminalità organizzata, cioè i veri fenomeni che ci costringono a rinunciare allo sviluppo del Paese”.
NOSTRO COMMENTO: Siamo d’accordo con Sonia Alfano. La Chiesa dovrebbe essere la prima a pagare l’ICI. E’ veramente uno schifo che ancora continuino questi privilegi di fronte a un ceto ecclesiastico che ha tollerato per decenni la pedofilia ed organizzazioni come l’Opus Dei.

lunedì 31 ottobre 2011

Opus Dei, il segreto dei soldi


"Opus Dei, il segreto dei soldi" di Angelo Mincuzzi e Giuseppe Oddo 

All'inizio degli  anni 2000 il noto finanziere milanese Gianmario Roveraro, insieme al faccendiere Franco Todescato, al complice Fabio Gnudi e all'amico Filippo Botteri (che acquista da Roveraro il 50% della Eds, società domiciliata a Londra), si imbarca in una misteriosa operazione finanziaria internazionale – il cosiddetto “Affare Austria” -  che fallisce e lo porta alla morte.
Nel 2006, infatti, viene assassinato dallo stesso Botteri e, nonostante l'iter processuale si sia concluso con la condanna in via definitiva degli assassini, restano irrisolte e inevase alcune questioni, ad oggi ancora oggetto d'indagine. 
La vicenda, già esaminata da Franco Stefanoni (“Il finanziere di Dio”), è ben descritta nel recente libro “Opus Dei, il segreto dei soldi”, di Angelo Mincuzzi e Giuseppe Oddo, edito da  Feltrinelli.
L'indagine condotta dai due giornalisti amplia i contorni di questa tristissima storia (Roveraro è stato ucciso con un colpo di pistola alla nuca, successivamente il suo corpo è stato sezionato in sette parti con un machete) per cui, nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla magistratura su un'operazione finanziaria in Svizzera, emergono persone vicine alla Prelatura dell’Opus Dei.
È a Lugano che nasce l'architettura societaria dell'operazione austriaca, ed è  sempre in terra elvetica che Roveraro telefona mentre è prigioniero nel casello idraulico di Albareto, tra il 5 e il 7 luglio 2006. Dai tabulati Skype risulta che  Roveraro ha effettuato ben 43 chiamate a conoscenti e familiari,  diciassette delle quali indirizzate al  cosiddetto “mago delle scatole cinesi”, Federico De Vittori, al quale  chiede 10 milioni di euro. Il giorno successivo gli viene invece richiesto 1 milione di euro. Risulta sconcertante il fatto che, in questi giorni, il nome di De Vittori, in carcere da un anno e mezzo per appropriazione indebita, sia spuntato anche nell'inchiesta sull’ospedale San Raffaele di Milano. I magistrati sono arrivati a lui per seguire le tracce di denaro proveniente dai conti correnti dell'Aispo, l'Associazione internazionale per la solidarietà tra i popoli, nata per ispirazione della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor e dell'Associazione Sigilli, i figli spirituali di don Luigi Maria Verzè, fondatore del San Raffaele.  I soldi provenienti da quei conti sono stati bonificati a società domiciliate nello studio di De Vittori, il fiduciario svizzero. Gli inquirenti si chiedono se i soldi depositati sui conti dell'Aispo siano frutto di distrazioni a danno dell'ospedale. 
Il racconto si snoda attraverso le testimonianze che i due giornalisti hanno raccolto da amici o  persone  della Prelatura, che a vario titolo e in  diversi momenti conobbero il finanziere. Non è stato facile raggiungere questi contatti, perché molti di loro (dalla famiglia Roveraro, all'ex amministratore delegato dell'Ifil Mario Gaffarro, al socio nella Yard Gianfranco Navone, sino all'ex presidente della Ras Umberto Zanni)  hanno innalzato un muro di silenzio. L'Avvenire di Dino Boffo è il primo quotidiano a dare la notizia della scomparsa del finanziere, ma omettendo il nome di Roveraro. Riserbo o paura di compromettere le indagini?

Interessante è la mappatura immobiliare descritta nel capitolo “La sacra rete”, che permette una stima -  ancorché approssimativa - della ricchezza opusiana milanese, per cui il valore degli immobili riconducibili alla prelatura risulterebbe essere stimato tra i 300 e i 400 milioni di euro. Solo a Milano, appunto. In particolare gli autori analizzano la struttura azionaria, alquanto opaca, della società ADIGI Srl, che controlla gran parte di questi immobili. La mancanza di trasparenza nasce dal fatto che accanto alle partecipazioni azionarie minime di persone fisiche (rigorosamente appartenenti all'Opus Dei) convivono fondazioni e associazioni (con quote nettamente maggiori) che – per loro natura – non hanno azionisti né obbligo di deposito del bilancio.

Perché Gianmario Roveraro continua, negli anni a trattare con persone di malaffare? Sappiamo che sull'operazione Austria inizialmente nutriva dei dubbi. Tra i protagonisti di tale affare c'era anche l'ingegnere romano Giuseppe Maffei, a sua volta presentato da un numerario dell'Opus Dei. Per avere un parere lo presenta infatti a Paolo Gualtieri, professore di Economia degli Intermediari Finanziari. Roveraro e Gualtieri si scambino impressioni negative, ma il finanziere si lascia coinvolgere ugualmente nell'operazione.

Dopo aver preso atto di questa terribile vicenda resta un ulteriore dubbio sull'opportunità di una spiritualità del lavoro, quella dell'Opus Dei, che tenta di conciliare la santità con il potere e la ricchezza materiale.  Proprio laddove Escrivá ha voluto individuare il cardine della sua spiritualità – ossia la santificazione del lavoro ordinario – si innesta il tradimento di un' etica del lavoro che i membri dell'Opera sono chiamati a testimoniare nel mondo. Evasione fiscale, falso in bilancio, appropriazione indebita, riciclaggio, scarsa trasparenza societaria, violazione delle norme previdenziali, detrazione di capitali all'estero, sfruttamento del lavoro, violazione dei diritti: questi gli “umani limiti” di chi, da cattolico, si impegna a testimoniare il Vangelo di Gesù.
La dicotomia tra fede e opere che caratterizza i movimenti cattolici nei tempi più recenti, pone una questione ancora irrisolta all’interno del dibattito teologico contemporaneo; nel 1963 l’illustre teologo Hans Urs von Balthasar, nel noto articolo intitolato “Integralismus”, cita l’Opus Dei, “la più forte concentrazione di potere nella chiesa”, per dire che l’integralismo lavora di nascosto con lo scopo di celare situazioni di potere terreno. Nel 2004 esce un libro dal titolo “Denaro e Paradiso. L’economia globale e il mondo cattolico” il cui noto autore, economista e banchiere nonché membro dell’Opus Dei e oggi presidente dello IOR, Ettore Gotti Tedeschi, vuole convincerci che il cattolicesimo non è mai stato contro le leggi del marcato.
Roveraro, intervistato nel 2004 sul caso Parmalat, da Giuseppe Oddo e Angelo Mincuzzi, alla domanda su come Tanzi, cattolico e devoto, abbia potuto perpetuare reati così gravi, risponde: “Era un uomo che faceva del bene, capace di gesti generosi, di beneficenze consistenti. Eppure ha truffato, ha truccato i conti, ha preso in giro tutti”. Roveraro cioè non risponde. Avanza un'improbabile ipotesi di schizofrenia che non convince nessuno. (Emanuela Provera)

NOSTRO COMMENTO: Cara Emanuela, se le vicende citate corrispondono al vero, è proprio il caso che la Magistratura faccia indagini più approfondite nell’ambito dell’Opera per assicurare alla giustizia tutti questi truffaldini che trovano nell’Opus Dei un appoggio ed un rifugio. La Chiesa cattolica, su questi avvenimenti, non dovrebbe rimanere inerte e tacere – come è avvenuto con i preti pedofili – dovrebbe, invece, assumere iniziative radicali e chiudere l’Opera (una volta accertata la verità giudiziale) che, pare, sia diventata, da tempo, una sicura riserva di danaro sporco per gente priva di ogni scrupolo.-

martedì 27 settembre 2011

Il Cardinal Angelo Bagnasco vorrebbe dare lezioni di morale


IL CARDINAL ANGELO BAGNASCO 


Powered by Admin: 26_09_2011


Come! E' da anni che in Italia ci troviamo in alto mare sotto ogni profilo: economico, politico e, sopratutto, morale. Come mai Lei, Cardinal Bagnasco, interviene solo ora a fare il moralista? Prima dov'era? Certamente non dai preti pedofili, che sono stai e, continuano ad essere, la vergogna della Chiesa di Cristo? In ogni caso il Cardinal Bagnasco ha fatto bene a riprendere il Premier e le sue squallide vicende. Non lo ha detto chiaramente ma lo ha fatto intendere il riferimento all'art. 54  della Costituzione. Questa titubanza, quasi paura, Noi non la condividiamo specie se viene dalla Chiesa. Se c'è da fare una critica si dica chiaramente ed apertamente ciò che si pensa. Nascodersi dietro un paravento non è bello. Gesù Cristo non lo avrebbe fatto. Solo che Bagnasco non è Gesù Cristo. Oltretutto non si capisce bene perchè questa tiratina di orecchi al Governo  sia intervenuta solo oggi quando l'Italia naviga nel buio già  da lungo tempo.

lunedì 26 settembre 2011

Sonia Alfano: Dichiarazioni di Mons. Babini su Vendola


Riceviamo e pubblichiamo: 26_09_2011

GAY, ALFANO (IDV): “DICHIARAZIONI DI MONS. BABINI SU VENDOLA ENNESIMO ATTACCO OMOFOBO”

  STRASBURGO, 26 SET. - “Dover ancora, nel 2011, ascoltare parole intrise di odio e brutalità nei confronti degli omosessuali, è avvilente. Se poi quelle parole escono dalla bocca di un uomo di Chiesa, che per antonomasia dovrebbe promuovere la cultura della tolleranza, lo spasimo e la rabbia sono doppie”.

Così Sonia Alfano (IdV), membro della Commissione LIBE al Parlamento Europeo, commenta le parole di Monsignor Babini, vescovo emerito di Grosseto, sull’omosessualità e sul leader di SeL Nichi Vendola. L’altro prelato ha dichiarato a Pontifex che Vendola, da omosessuale, pecca più di Berlusconi.

“L’alto prelato, nell’incauto tentativo di riabilitare la figura del decadente Presidente del Consiglio accusato di sfruttamento della prostituzione, ha sviscerato ancora una volta la sua ormai nota attitudine all’omofobia. Babini andrebbe semplicemente e immediatamente cacciato dagli ambienti ecclesiastici, esattamente come i preti pedofili. Ecco, il vescovo potrebbe esprimersi su quest’argomento, piuttosto che insultare e aggredire verbalmente chi vive liberamente la propria sessualità senza commettere alcun reato e senza abusare di nessuno” conclude.

NOSTRO COMMENTO: Cara Sonia, l’alto clero è il meno adatto a parlare di omosessualità e di moralità. E’ proprio il caso di dire: “Da quale pulpito, canonico, viene la predica” Perchè Mons. Babini che si erge a moralista non va’ a censurare tutta quella marea di preti pedofili che stazionano da anni nella Chiesa di Cristo. A tal proposito è opportuno osservare che la specialità di questo scandalo (pedofilia o, meglio, pretofilia) non si rileva tanto nella pedofilia in se stessa, quanto nel fatto gravissimo che l’alto clero, di cui fa parte Babini,  era perfettamente a conoscenza di questi vergognosi crimini e per non indebolire il potere della struttura ecclesiastica TACEVA e NASCONDEVA. In buona sostanza la Chiesa per decenni ha preferito anteporre la Sua struttura politico-amministrativa rispetto alla giustizia verso le vittime e verso Dio. I  preti pedofili costituiscono uno vero e proprio scandalo. Una vergogna per l’intera comunità della Chiesa cristiana. Solo per questo Mons. Babini dovrebbe tacere.


giovedì 15 settembre 2011

vittime degli abusi sessuali denunciano il Papa e il Vaticano


Dal Corriere.it, si riporta:

Un'associazione Usa ha Depositato al Tribunale dell'Aia Pedofilia: vittime degli abusi sessuali denunciano il Papa e il Vaticano

L'accusa: «Il Vaticano tollera e permette la sistematica e diffusa protezione» di chi commette molestie sui minori


MILANO - Le vittime di abusi sessuali nella Chiesa della organizzazione statunitense Snap hanno chiesto al Tribunale Penale Internazionale dell'Aia di investigare contro papa Benedetto XVI e altri tre esponenti della gerarchia della Chiesa. L'accusa è di avere coperto gli abusi sessuali commessi da membri della Chiesa ai danni di minori. Il ricorso, fanno sapere le organizzazioni che lo hanno presentata, riguarderebbe anche il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e il prefetto della Congregazione della dottrina della fede, cardinale William Levada.
SENZA PRECEDENTI - A promuovere l'iniziativa - che non ha precedenti - davanti alla Cpi sono state in particolare due organizzazioni americane, il Centro per i diritti costituzionali (Center for Costitutional Right) e la Snap (Survivors Network of those abuse by Priest). I loro avvocati hanno presentato alla Corte dell'Aja un dossier di 80 pagine e hanno spiegato che il ricorso alla Corte internazionale si è reso necessario «poiché le azioni legali condotte a livello nazionale non sono state sufficienti a impedire che gli abusi contro i minori continuassero».
LA VICENDA - Il ricorso, a quanto si è appreso, riguarda in particolare cinque casi di abusi sessuali avvenuti in Congo e negli Stati Uniti e commessi da prelati provenienti dal Belgio, dall'India e dagli Usa. Sarà ora il procuratore generale della Corte, Louis Moreno-Ocampo, a dover decidere se accogliere o meno il ricorso andando incontro al rischio di sollevare un acceso quanto delicato dibattito sul ruolo e le competenze della Cpi.
INDAGINE - La speranza dei ricorrenti è che la Corte dell'Aja decida quanto meno di aprire un'indagine preliminare per verificare se il caso rientra sotto la sua giurisdizione. La Corte penale internazionale, organismo indipendente dall'Onu, è diventata operativa il primo luglio de 2002 e, in base al trattato costitutivo sottoscritto a Roma, viene chiamata a giudicare i presunti responsabili di crimini contro l'umanità e i genocidi. L'ultima iniziativa partita della Corte è stato il mandato d'arresto emesso nei confronti di Muammar Gheddafi.
LA VICENDA- Nella denuncia si chiede alla Corte penale internazionale di «incriminare il Papa» per la sua «diretta e superiore responsabilità per i crimini contro l'umanità degli stupri e altre violenze sessuali commesse nel mondo». 13 settembre 2011

NOSTRO COMMENTO: le vittime degli abusi sessuali hanno fatto bene. Speriamo che la vicenda vada in porto.

mercoledì 14 settembre 2011

Pedofilia, ricorso delle vittime contro il Papa


Pedofilia, ricorso delle vittime contro il Papa
Fonte: http://www.tg1.rai.it/
Un'associazione americana ha depositato una richiesta di apertura indagini presso il Tribunale internazionale dell'Aja: un fascicolo di accuse di 20mila pagine.

L'AJA - Le vittime di abusi sessuali nella Chiesa della organizzazione statunitense Snap hanno chiesto ufficialmente al Tribunale penale internazionale dell'Aja di investigare contro papa Benedetto XVI, il cardinale Tarcisio Bertone e altri esponenti della gerarchia della Chiesa per stupro, violenza sessuale e tortura. Snap, insieme all'organizzazione per i diritti umani Center for Constitutional Rights (Ccr), ha presentato un dettagliato fascicolo al tribunale dell'Aja per dimostrare che il Vaticano "tollera e permette la sistematica e diffusa protezione" di chi commette abusi e molestie su minori in tutto il mondo. Il fascicolo comprende circa ventimila pagine. I rappresentanti statunitensi ed europei dell'associazione hanno lanciato per i prossimi giorni un tour europeo che li porterà a toccare le principali capitali del continente.martedì, 13 settembre 2011

Ratzinger denunciato al tribunale dell'Aja "Il Papa ha coperto i preti pedofili"Le associazioni delle vittime americane hanno chiesto di investigare per crimini contro l'umanità

Fonte: http://www.tgcom.mediaset.it
Un gruppo di associazioni delle vittime dei preti pedofili ha depositato presso la Corte penale internazionale dell'Aja un ricorso contro il Papa. Benedetto XVI e tre alti esponenti del Vaticano, i cardinali Sodano, Bertone e Levada, sarebbero infatti colpevoli di crimini contro l'umanità per la copertura dei reati commessi da prelati contro i minori.
Coinvolti anche tre alti gerarchi
Le vittime di abusi sessuali nella Chiesa della organizzazione statunitense Snap hanno chiesto ufficialmente al Tribunale Penale Internazionale dell'Aia di investigare contro papa Benedetto XVI e altri tre esponenti della gerarchia della Chiesa per stupro, violenza sessuale e tortura. Si tratta del segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, del suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e del prefetto della Congregazione della dottrina della fede, cardinale William Levada.

La Snap, insieme all'organizzazione per i diritti umani Center for Constitutional Rights (CCR), ha presentato un dettagliato fascicolo al tribunale dell'Aia per dimostrare che il Vaticano "tollera e permette la sistematica e diffusa protezione" di chi commette abusi e molestie su minori in tutto il mondo.

Il fascicolo comprende circa 20mila pagine. I rappresentanti statunitensi e europei dell'associazione hanno lanciato per i prossimi giorni un tour europeo che li porterà a toccare le principali capitali del Continente.




Pedofilia, schiaffo al Papa

Le vittime lo denunciano all'Aja per «crimini contro l'umanità».
di Roberto Carminati
Fonte: http://www.lettera43.it/attualita/25713/pedofilia-schiaffo-al-papa.htm
Un'associazione di vittime dei preti pedofili e un gruppo a tutela dei diritti costituzionali hanno denunciato il Papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Alois Ratzinger, e tre alti esponenti del Vaticano alla Corte penale internazionale dell'Aja (Cpi) per la copertura di crimini contro l'umanità.
Secondo quanto si è appreso le altre tre denunce sono per il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e il prefetto della Congregazione della dottrina della fede, cardinale William Levada.

20 MILA PAGINE CONTRO IL VATICANO.
 Il Survivors network of those abused by priests (cioè lo Snap, la rete dei sopravvissuti alla violenza dei preti) americano e il Center for constitutional rights (Centro per il diritto costituzionale), un'organizzazione per i diritti umani, hanno fatto sapere di aver depositato un fascicolo di 20 mila pagine a sostegno dell'accusa al Vaticano di «tollerare» abusi e molestie su minori in tutto il mondo e di «proteggere» i responsabili.
Nella denuncia si è chiesto alla Corte penale internazionale di «incriminare il Papa» per la sua «diretta e superiore responsabilità per i crimini contro l'umanità degli stupri e altre violenze sessuali commesse nel mondo».

CINQUE CASI IN CONGO E NEGLI STATI UNITI.
Nei prossimi giorni i responsabili dello Snap prevedono un tour in Europa per illustrare le loro accuse e sostenere la denuncia al Cpi, che si occupa di crimini di guerra e contro l'umanità.
Il documento contro il Vaticano riguarderebbe, si è appreso, almeno cinque casi di abuso in Congo e negli Stati Uniti, attribuibili a preti belgi, indiani e statunitensi.

«DIFFICILE CHE SI ARRIVI A GIUDIZIO». Fonti dell'Aja hanno fatto sapere che il Tribunale ha intenzione sì di esaminare l'istanza, ma che è difficile che essa possa rientrare nella casistica dei crimini contro l'umanità. La Corte, è stato fatto notare, è nata con il trattato di Roma del 1957 che è stato sottoscritto da Italia e Olanda, ma non da Stati Uniti e Vaticano.
Ma per Benedetto non è la prima volta
Non è la prima volta che si discute di un'incriminazione a carico di Benedetto XVI, perché lo scorso 23 febbraio due avvocati tedeschi hanno presentato un'altra denuncia per crimini contro l'umanità a suo carico, sempre presso la Corte penale internazionale dell'Aja.

Si tratta di Christian Sailer e Gert-Joachim Hetzel, legulei di Marktheidenfeld, una cittadina della Baviera, la stessa regione della Germania dove è nato il Papa.

«I TRE CRIMINI MONDIALI COMMESSI DALLA CHIESA».
La denuncia di 51 pagine, datata 14 febbraio e indirizzata al procuratore della Corte, Luis Moreno-Ocampo, elencava tre accuse, cioè «tre crimini mondiali che finora non sono stati denunciati solo perché la tradizionale riverenza nei confronti dell'autorità ecclesiastica ha coperto il senso di giusto e sbagliato».
La prima accusa, si leggeva nel documento, riguarda il «mantenimento e la leadership di un regime mondiale totalitario di coercizione, che sottomette i propri membri attraverso minacce terrificanti e pericolose per la salute».
La seconda è «l'adesione a un divieto mortale dell'uso di preservativi, anche quando esiste il pericolo di infezione dell'Hiv-Aids».
 Infine, la terza accusa riguarda «la costituzione e il mantenimento di un sistema mondiale di copertura di crimini sessuali commessi da preti cattolici e il loro trattamento preferenziale, che aiuta sempre a nuovi crimini».

AVVOCATI IN CONTATTO CON GLI ALIENI. Serissime le accuse, molto meno serio era apparso invece il curriculum vitae dei due avvocati: i due sono risultati appartenere infatti a Universal life, una setta fedele all'insegnamento dell'autoproclamato profeta Gabriele Wittek, che ha affermato di aver ricevuto direttamente da Gesù Cristo l'indicazione di fondare il gruppo religioso.
La setta inoltre ha affermato di avere contatti con un alieno, tal Mairadi. Universal life è basata a Wuerzburg, è attiva soprattutto in Germania e particolarmente in Baviera.
Nel 2000 gli stessi avvocati, Christian Sailer e Gert-Joachim Hetzel, chiesero al ministro tedesco per la famiglia di classificare la Bibbia come letteratura inadatta ai bambini, ma il ministro Christine Bergmann respinse l'istanza. Martedì, 13 Settembre 2011

NOSTRO COMMENTO: Noi abbiamo sempre segnalato da queste pagine e da altri Ns siti lo schifo della pretofilia nella Chiesa cattolica e le coperture della Chiesa al riguardo. Abbiamo sempre sostenuto che il male non è della Chiesa ma nella Chiesa, cioè, nel clero che la gestisce. Speriamo che queste iniziative delle vittime dei preti pedofili possano sortire qualche effetto dal momento che il clero corrotto non ha sentito il dovere morale di andar via dalla Chiesa di Cristo. “Siate degni di stare nella Casa di Dio” disse S.Paolo a Timoteo tanti secoli addietro.

giovedì 2 giugno 2011

Karol Wojtyla

CHI ERA WOJTYLA
di Ferruccio Pinotti - 2 Giugno 2011
Era un "asset atlantico" già prima di diventare Papa. Ascese al soglio pontificio col sostegno dell'Opus Dei e di ambienti americani. Fece un uso disinvolto dello Ior e coprì la pedofilia
Chi era Wojtyla prima di diventare Papa?

Wojtyla già prima di diventare Papa era un "asset" atlantico, una risorsa essenziale nel progetto di distruzione dell'impero sovietico. Wojtyla fu individuato e scelto per una brillante carriera ecclesiastica da un principe della Chiesa, l'arcivescovo di Cracovia Adam Sapieha, una figura proveniente da una famiglia di politici e diplomatici polacchi, egli stesso uomo di altissima caratura, tanto che partecipò alla Conferenza di Yalta che ridisegnò l'Europa del dopoguerra.
Sapieha, l'uomo che deteneva i segreti delle fosse di Katyn, lo iniziò all'arte dell'intelligence", gli insegnò il valore dell'informazione, gli spiegò i delicati rapporti con il potere comunista. Wojtyla era l'unico prelato che sin dal 46-47 potè muoversi liberamente attraverso la cortina di ferro, recandosi frequentemente in Vaticano e in altri paesi europei. La sua carriera, appoggiata da tre papi (Pio XII, Giovanni XIII, Paolo VI) fu fulminante: vescovo ausiliare di Cracovia a soli 38 anni, arcivescovo a 44, cardinale a 47: un'ascesa irrestistibile che fu frutto di un piano per fare di una risorsa chiave nella lotta al comunismo e nella Ostpolitik.

Come lo è diventato?

A sostenere Wojtyla nell'ascesa al soglio pontificio furono più forze: certamente l'Opus Dei, un movimento cui si avvicinò sin dal primo dopoguerra e che frequentò assiduamente negli anni 60 e 70. Ma anche ambienti americani e in particolare il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter Zbigniew Brzezinski, influentissimo polacco professore ad Harvard e alla Columbia, esperto di soviet studies, artefice di una raffinata strategia che vedeva nella religione lo strumento per abbattere l'impero sovietico. Brzezinski e Wojtyla si frequentarono assiduamente almeno dal 76, due anni prima del conclave che lo elesse. Brzezinski esercitò forti pressioni sui cardinali americani affinché eleggessero il suo amico Wojtyla. Ad essi si unirono quelli sudamericani vicini all'Opus Dei e anche settori del clero tedesco.

Quali le ombre della sua vita?

L'uso disinvolto dello Ior e dell'Ambrosiano per finanziare Solidarnosc. La distruzione della teologia della liberazione in America Latina. La copertura del problema pedofilia nella Chiesa. L'appoggio acritico e indiscriminato a movimenti integralisti come l'Opus Dei, Cl, Focolarini, Neocatecumenali, Legionari di Cristo.

Cosa sapeva di Calvi? Sapeva che sarebbe stato ucciso?

Di Calvi e delle sua attività sapeva certamente, lo incontrò diverse volte come mi ha raccontato Clara Canetti Calvi. Lo utilizzò per Solidarnosc e per l'appoggio ai regimi dittatoriali sudamericani, sapeva certamente delle sue difficoltà quando scappò a Londra. Ma non fece nulla per aiutarlo, lo abbandonò al suo destino.

Cosa sapeva della pedofilia nella Chiesa?

Giovanni Paolo II era stato informato dello scandalo dei Legionari di Cristo e degli abusi compiuti dal loro fondatore Marcial Maciel, ma non fece nulla e lo protesse sino alla fine con la collaborazione del cardinale Ratzinger. Anche altri casi di pedofilia gli erano certamente noti, ma non si mosse, difendendo la Chiesa anche in situazioni inaccettabili. Le sue responsabilità in tema di pedofilia sono quindi gravi, purtroppo.

NOSTRO COMMENTO: Condividiamo, sopratutto, le responsabilità di Wojtyla  in tema di pedofilia che è la cosa più grave. Solo per questo non avrebbero dovuto farlo Beato.